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      Era cosa sì facile lo sbrigarsene!
      Veramente al Pelagrua il passo era parso dapprima un po' troppo arrischiato; mettere una fanciulla di quel grado in siffatte novelle di rapimenti e di prigionie! ma Lodrisio, a cui premea troppo che la cosa riuscisse, anche pe' suoi fini di vendetta contra Ottorino, avea saputo dissipargli ogni scrupolo, facendogli toccar con mano, che ne' termini a cui eran ridotte le cose, non c'era altra via per ottener quello che il padrone gli avea comandato espressamente; che la necessità dovea scusare il soverchio e il successo avrebbe tolto via ogni rispetto. - Gli è come se ti avesse ordinato d'appostargli una starna, e tu gliela fai cader nel carniere, - gli diceva, - vuoi che te ne abbia a voler male?
      In fine poi conchiusero insieme, che stava sempre in loro di lasciar Marco per qualche tempo all'oscuro di quel ratto, star a vedere come giocasse, dove s'andasse a posare; lasciargliene trapelar qualche cosa a poco a poco per tenerlo invischiato, sicchè non potesse levar il volo affatto da qui, e preparare intanto l'animo della prigioniera a compiacerlo, senza commettersi essi più di quanto bisognava.
     
     
     
      CAPITOLO XXIV
     
      Bice e l'ancella giunsero al castello di Rosate che già cominciava ad albeggiare; vi entrarono credendo d'essere a Castelletto, come quelle che non avean notizia alcuna di quei luoghi; attraversarono un vasto cortile tutto a loggiati, salirono alcune scale, dentro e fuori per corridori, finchè furon messe in un salotto che rispondeva a quattro o cinque altre camere, senza incontrar anima nata.


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Marco Visconti - Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi
di Tommaso Grossi
Vallardi Editore Milano
1958 pagine 484

   





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