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      Passò tutta quella notte come sulle spine, senza poter chiuder occhio, trafitto, martoriato da mille rimorsi, da mille terrori, con un'impazienza, con una smania addosso, che lo facevan pressochè frenetico. Balzava dal letto, s'affacciava ad un balcone a guardare se spuntasse la luce desiderata ad un punto ed odiosa, passeggiava a gran passi per la camera, tornava a sdraiarsi, a dar volta, a mutar lato, senza trovar mai un momento di pace o di respiro.
      Finalmente si fece giorno, arrivò l'ora concertata, ed egli presentossi ai Priori. Avea una faccia smarrita, due occhi sconvolti; parlò poco, e il suo dire era avviluppato e mal composto; s'irritava d'ogni contraddizione, perfidiava su d'ogni parola, su d'ogni atto; parea che avesse voglia di coglier cagione addosso a tutti quanti; si comportò insomma tanto fuor d'ogni termine di discrezione e di modestia, che i pochi che non avean mai avuto l'animo a quel mercato ebbero bel giuoco per poterne svolgere il maggior numero, che vi si accordava volentieri, mostrando come fosse da far poco fondamento sulla fede e sulle parole d'un uomo tanto strano, bisbetico, superbo e dispettoso; d'un uomo che parea lì lì per uscire di cervello, per dar la volta affatto(5). Fu dunque preso il partito di ricusar l'acquisto di Lucca, e di troncare in conseguenza ogni trattato intorno a quello.
      Come una tale diffinizione fu portata all'orecchio di Marco, il quale erasi ritirato dalla sala intanto che i Priori e gli altri capi della Repubblica deliberavano; egli, senza pure abboccarsi coi capi delle bande tedesche, venute con lui a Firenze pel maneggio di quel fatto, senza mostrar nè maraviglia nè sdegno d'un rifiuto così fuori d'ogni aspettazione, venne al suo palazzo, si tolse in compagnia Lupo e due scudieri, montò a cavallo, e partì nascostamente da tutti alla volta di Lombardia.


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Marco Visconti - Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi
di Tommaso Grossi
Vallardi Editore Milano
1958 pagine 484

   





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