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      Gli corse alla mente l'altro usciolo segreto che dava adito in quelle (l'uscio pel quale entrati Lodrisio e il Pelagrua alcuni giorni prima, avean dato tanto spavento alle due povere prigioniere), propose alla castellana d'introdurvela da quella parte, ve la guidò egli medesimo sull'istante per un andirivieni di tragetti nascosti; e dettole ch'egli l'aspettava lì fuori, toccò una susta che fece giocare certi ingegni pei quali l'uscio si dischiuse.
      La castellana entrò, ribattè l'imposta per toglier Marco alla vista di chi potesse pur trovarsi là dentro, diede una occhiata intorno per la camera, ch'era quella appunto dove Bice era solita dormire, e non vide anima nata; passò oltre nella seconda, nella terza, nell'ultima, frugando, trambustando, domandando dappertutto: ma non trovò nessuno.
      Pensate su che croce stava intanto il povero Marco.
      Dopo non molto, la donna tornò all'uscio dietro, al quale lo aveva lasciato, e disse a voce bassa: - Nessuno.
      Egli venne innanzi, e girava intorno gli occhi con un rispetto, con una costernazione che non possono significarsi. Premeva quel suolo ch'era stato toccato dal piede di Bice; poneva le mani su quelle suppellettili ch'ella avea trattate; respirava l'aria che la fanciulla aveva respirata: tutto gli parea pieno di lei. Ad ogni istante eragli avviso di udire il suo sospiro, la sua voce languente uscir da qualche segreto nascondiglio, e domandare aiuto e pietà.
      A canto all'assito nel quale aprivasi l'uscio, era un ricco letto coi cortinaggi dipinti, e si vedea tuttora fatto, colle lenzuola rimboccate, bello e spianato; salvo che da una sponda serbava l'impressione d'una persona che dovea esservisi appoggiata.


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Marco Visconti - Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi
di Tommaso Grossi
Vallardi Editore Milano
1958 pagine 484

   





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