Pagina (447/484)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      S'avanza palpitando per entro una vasta oscurissima prigione, ode una voce che gli domanda misericordia, vede in un angolo, a canto al muro di fronte, come un'ombra che gli tende le braccia; si precipita verso quella parte; il lume che reca fra le mani rischiara un'ignota figura... Non è Bice altrimenti... è un uomo... Era il Tremacoldo.
      Il giullare diede tostamente notizia dell'esser suo, del come essendo capitato in castello per esplorare se ivi fosse nascosta la figlia del conte del Balzo, l'avesser preso, e gettato in quel fondo, donde non isperava omai più di poter uscire a veder lume. Di Bice, nessuna novella.
      Rotti i ceppi, il prigioniero fu posto subito in libertà, e Marco, più scoraggiato che mai, comandò che si continuassero le intraprese indagini. Dopo qualche tempo venne giù uno scudiere ad annunziargli che il conte e la contessa del Balzo erano giunti al castello, e domandavano di lui premurosamente. A questa nuova egli impallidì: diede alcuni passi verso la porta come per uscire, per correre ad incontrare quei nuovi ospiti; ma poi tornò indietro, e colla fronte dimessa, colle braccia spenzolate, stette un bel pezzo appoggiato ad un pilastro senza muover parola, senza dar un segno.
      Se non che, dal lato opposto a quello in cui Marco era in quel punto, si sentì gridare da più voci in una volta:
      - È qui! è qui! è trovata! è trovata! - Tutti quanti, gittati gli arnesi, rispondono con un altro grido di gioia, e corrono a precipizio verso quella banda. Il lume di molte faci agitate rischiara mutabilmente le lunghe brune vôlte dell'intricato labirinto.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Marco Visconti - Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi
di Tommaso Grossi
Vallardi Editore Milano
1958 pagine 484

   





Bice Tremacoldo Balzo Bice Marco Balzo Marco