Pagina (453/484)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

     
      Bice obbedì, posò un istante il capo sui guanciali; ma non potendo frenarsi, lo rilevò subitamente, e alzando un'altra volta le braccia le intrecciò intorno al collo della madre; e siccome, questa resisteva pure mollemente, ed accennava sgomentita che cessasse:
      - No. - diceva la figliuola, - no, lasciate ch'io sfoghi il desiderio di tanti giorni, di tante notti dolorose: lasciatemi godere questa consolazione, lasciate che m'innebrii d'una dolcezza che sarà l'ultima della mia vita.
      - Per carità, rimettiti in calma: tanto commovimento... così sfinita come sei!...
      - Ah! no, - replicava Bice, - credetemi, non me ne può venir altro che bene, provo un sollievo... lasciate, lasciatemi; - e stringendola, e baciandole il volto, e innondandola di calde lagrime, non faceva che ripetere con un gemito d'amore: - Oh madre mia! oh cara madre!
      Ermelinda, vinta alla fine da quel sentimento che tutto soverchia, si abbandonò fra le braccia della figlia, e piangendo anch'essa, le ricambiava i baci e le carezze che ne ricevea. Era uno spettacolo di pietà, ma d'una pietà consolante, d'una pietà tutta piena di letizia, di pace, e, dirò pure, di riverenza, il vedere le due infelici mescere insieme le lagrime, non saziarsi dallo stare negli amplessi, dal ripetersi il loro mutuo amore, i loro lunghi tormenti nel tempo che erano state divise.
      - Sai che è qui anche tuo padre? - disse Ermelinda, tosto che si fu quietata tanto da poter profferire le parole.
      - Perchè non viene? - rispose la fanciulla, serenandosi in volto di nuova gioia.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Marco Visconti - Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi
di Tommaso Grossi
Vallardi Editore Milano
1958 pagine 484

   





Bice Ermelinda