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      .. Ella vi sarà più sottomessa di questa... che avete amata troppo. - E volgendosi a Lauretta: - Mi prometti?...
      - Ah! sì, - rispose l'interrogata, - non l'abbandonerò mai finchè avrò vita, starò sempre con lei; tutta, tutta per lei.
      Allora sentendosi mancar le forze si tacque. Stette lungo tempo come sopita, alla fine schiuse lentamente gli occhi, li volse alla finestra d'onde entrava il sole, e mormorò fra sè stessa: - Oh le mie care montagne!
      La madre le si fece più dappresso, ed ella movendo a fatica la voce sempre più fioca e vacillante, profferì interrottamente queste parole: - Là, nel camposanto di Limonta, in quella cappelletta... dove giace il mio povero fratello... vi abbiam pregato... e pianto insieme tante volte... Ch'io riposi presso di lui... vi tornerete sola a pregare, a piangere per ambedue... Mi verrà il suffragio di quella buona gente... Salutateli tutti per me... e la povera Marta, che ha un figlio anch'essa in quel santo luogo...
      La madre più coi cenni che colla voce, impedita dal pianto, l'assicurò che avrebbe fatto ogni suo desiderio. Allora il monaco, accorgendosi come non rimanessero all'inferma che pochi istanti di vita, si pose la stola, la benedisse, e cominciò a recitar sopra di lei le orazioni degli agonizzanti. Tutti s'inginocchiarono intorno al letto, e vi rispondevano singhiozzando. Bice anch'essa, quando con un fioco articolar di voci, quando col chinar lento e divoto del capo, mostrava di prender parte agli affetti espressi da quelle sante parole: il suo volto placido e sereno rendeva testimonianza della pace di quell'anima pia, che fra i dolori della morte pregustava il gaudio d'un'altra vita.


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Marco Visconti - Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi
di Tommaso Grossi
Vallardi Editore Milano
1958 pagine 484

   





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