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      Tutti noi Italiani abbiamo, dal 1860 in poi, inneggiato troppo al benessere materiale, al commercio ed al mondo degli affari; tutti ci siamo affaccendati per dimostrare l'importanza delle relative scienze per la pratica, per le applicazioni. Così sono cresciute delle generazioni egoiste, le quali non veggono il bello se non dove è l'utile; l'utilitarismo. Così si sono eccitati i sensi pei godimenti materiali della vita, e l'ideale del nostro cosiddetto socialismo era di far in modo di mangiare meglio anche quando si mangiava discretamente bene! Si sono dimenticati i puri principii scientifici ed umanitari.
      E lo vediamo anche attualmente: quanti non sono coloro che in mezzo ai disastri incommensurabili di questa lotta fra le nazioni, non pensano se non al modo di far danaro ad ogni costo, e provocano l'aumento dei prezzi delle merci di prima necessità facendosi incettatori, sfruttatori? Proprio in momenti in cui il Paese avrebbe bisogno del vero sentimento umanitario, del vero disinteresse, della vera solidarietà umana come la voleva Berthelot. Non è invece questo l'egoismo spinto al massimo grado? È orribile il pensiero che l'anima umana così poco differisca sostanzialmente dall'anima dei bruti! Quanto sconforto!
      Si dice, e si ripete, da molti che non si deve dar retta al sentimento; io invece dico: dar retta al sentimentalismo no, ma al sentimento vero, sì.
      Non si è scritto e predicato tante volte che la scienza dev'essere al servizio dell'industria e che l'insegnamento deve avere quale scopo le applicazioni?


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Jons Jacob Berzelius e la sua opera scientifica
di Icilio Guareschi
Utet Torino
1915 pagine 398

   





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