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      Che mi sia permesso (scrive il vecchio Berzelius) di esporre qui alcune riflessioni su l'uso adottato da un professore d'insegnamento pubblico (Liebig) di far contestare dai suoi allievi i lavori di chimici più anziani e più sperimentati, dei quali vuole diminuire la reputazione, o dei quali non condivide le opinioni. Questo soggetto è troppo importante per lasciarlo passare sotto silenzio. Facendo astrazione da ciò che vi è di oltraggioso per un chimico sperimentato e che gode di qualche considerazione, che i suoi lavori siano criticati e contestati da un principiante o quasi, o sotto il suo nome, circostanza che può benissimo essere sopportata da uno scienziato calmo, perchè presto o tardi, necessariamente arriva il momento in cui è resa giustizia; bisogna ciò non ostante che il maestro abbia a cuore la posizione del suo allievo. L'allievo ha fiducia nel suo maestro, si sottomette volontieri ai suoi ordini e segue coscienziosamente il piano del lavoro che gli è tracciato, che è facile disporre in modo che non ottenga mai un risultato affermativo quando si tratta di provare la non esistenza di un fatto. Di buona fede l'allievo contesta in modo trionfante l'autore che il suo maestro gli ha designato, o i fatti scientifici che non si accordano colle sue teorie. Quando poi in seguito, presto o tardi, si accorge che l'allievo si era sbagliato, il maestro non vuole più essere responsabile dell'errore dell'allievo, ma è l'allievo solo che deve sopportare la conseguenza della sua irriflessione e dell'errore nel quale è stato indotto dal suo maestro e che non è sempre facile far obliare.


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Jons Jacob Berzelius e la sua opera scientifica
di Icilio Guareschi
Utet Torino
1915 pagine 398

   





Berzelius Liebig