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      La fortuna ad ogni modo ci voleva liberi: il 12 maggio giunse notizia del sacco di Roma dato dagli imperiali, il papa a stento rifuggito in castello. Il cardinale Cortona, povero di consiglio, nč voleva fidarsi altrui nč da sč era bastante a prendere un partito: i soldati chiesero le paghe; Francesco del Nero cassiere del pubblico nega i danari e ripara a Lucca; il Cortona, di natura miserissimo, piuttostochč rimetterci del suo, si sprovvede di quella estrema difesa e dichiara volere lasciare il governo della cittā. I giovani, immemori del passato pericolo, tornano ai tumulti; per questa volta la fazione degli ottimati, incapace a muoversi, riesce a trattenerli. La Clarice moglie di Filippo Strozzi va a casa Medici ed aspramente ripresi Ippolito e Alessandro di aversi voluto fare tiranni, li consiglia a partirsi; s'ella non era, nessuno ardiva abbattere cotesta tirannide cadente: nč in lei fu tutta virtų, sibbene o petulanza donnesca, o rancore contro il sangue illegittimo di casa sua, o sdegno contro papa Clemente che non volle creare cardinale Piero suo figlio, e mandato il marito Filippo a Napoli per ostaggio dell'accordo conchiuso con i Colonnesi, non lo aveva poi atteso, ponendolo cosė in pericolo presentissimo della vita, o finalmente speranza, cessato il governo dei Medici, di vedere la sua famiglia principale in Fiorenza. Mentre la Clarice, accesa nel volto con voce alta cosė favellava, si levō rumore tra i soldati della guardia; un archibuso fu sparato contro di lei, sicchč tra crucciosa e atterrita quinci si dipartiva, accompagnandola i pių notevoli cittadini.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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