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      Egli era potente di giovanezza e di forza, sicchè le imprese delle varie sue armi potevano denotare in quel tempo gli attribuiti diversi dell'animo e del corpo di lui; in esso la vigoria del lione di Borgogna, in esso la tenace immobilità delle torri di Spagna, in esso finalmente lo sguardo dell'aquila austriaca, - sguardo di preda, - sguardo di cupidigia insaziabile. Quanto gli acutissimi suoi occhi sopra le carte geografiche del mondo potevano contemplare, tanto bramando il suo pensiero abbracciava. Se il Creatore aveva dato alla terra una cintura di mari, egli, la corona del suo capo dilatando, intendeva racchiudervi dentro la terra e l'oceano; - a guisa di cancelli eterni disegnava porre le punte del suo imperiale diadema là dove il creato termina, e l'abisso incomincia.
      Fronte ampia, dove i pensieri incalzavano del continuo altri pensieri, come fanno le onde del mare. All'improvviso però cotesta fronte di rugosa diventa piana, i concetti vi si aggirano sconnessi nel modo appunto ch'è fama volassero con sùbita vertigine per l'antro della sibilla le foglie ove stavano scritti gli oracoli del dio. - Cotesta vicenda istantanea rammentava il metallo, il quale, prorompendo infiammato dalla fornace per fondere la statua di un eroe, spezza talora la forma e si disperde nelle viscere della terra. Aveva con i regni eredato i vizii del sangue de' suoi maggiori. Il padre, Filippo, gli trasfuse nelle vene l'anelito perpetuo di dominio dei principi austriaci e l'ardimento dei duchi di Borgogna(58). La madre, Giovanna, gli dava la cupa penetrazione dei sovrani di Spagna e il germe della infelicità che oppresse la vita di cotesta infelice regina.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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