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      - e si tacque.
      Mastro, vorreste o sapreste voi dirmi la cagione di questo trambusto?
      continua, appena gliene fu dato luogo, l'ambasciatore volgendo la favella al doganiere.
      Magnifico ed onorando messere, Sua Santità il sommo pontefice ci ha fatto, non è molto, significare il comando di sostenervi e guardarvi diligentemente nelle valigie: i vostri cavallari si sono opposti armata mano, e ser Manetta cancelliere del podestà ha chiamato la milizia per costringerli a forza.
      Guardare nelle nostre valigie! Ciò è fuori di ogni consueto e contro la convenienza. Ci credete voi forse frodatori di gabelle?
      Io vi ho in pregio di persona onorata e dabbene; ma voi intendete, messere, che noi siamo servitori, e ci tocca obbedire alle voglie del padrone.
      Orsù, vediamo se troverò io il modo di acconciare questa bisogna. Immaginate pure le nostre valigie piene di mercanzia gravata di gabella qual volete maggiore; io vi pagherò il dazio a prezzo di tariffa.
      È giusto!
      il popolo interrompeva, "è giusto!"
      Allora le spie raddoppiavano gli sforzi e incitavano ora questo ora quello: "No, vogliam vedere; qui dentro gatta ci cova. - Ve lo aveva assicurato pur dianzi che portano veleno, e voi non la volevate capire: - vedete come s'ingegnano a non mostrare le valigie e non sine quare, - ci hanno il veleno, il veleno..."
      E il povero popolo traviato urlava di nuovo: "Vogliamo vedere! vogliamo vedere! Ci hanno dentro il veleno."
      L'ambasciatore fiorentino, turbato da cotesto schiamazzo, sciolse con atti sdegnosi la sua valigia dalle groppe del palafreno e, la gettando ai piedi del doganiere, sclamò:


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





Sua Santità Manetta