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      Venite a giurare nella chiesa di Santa Maria del Fiore di liberare la patria o seppellirci sotto le rovine di lei.
      E concitato lo sdegno, da dolore e da impeto inestimabile, pone la mano sul battente della porta per uscire.
      Iacopo, fermatevi
      , esclama il Papa, "e udite le mie estreme parole. Sieno i Medici per autorità nello stato vostri compagni non principi; componete di quarantotto famiglie un senato, e in quello risieda il potere di governare..."
      Se il mio antico genitore mi avesse proposta infamia e delitto siffatti, io mi adopererei a fare sì che la scure del carnefice insanguinasse i suoi capelli bianchi.
      E senz'altre parole aggiungere usciva della sala.
      Voi, messere Nicolò dotato come siete di più temperata natura
      , riprende Clemente, "considerete col buon giudizio vostro la mia offerta; - non vogliate delle cose l'estremo: accomodatevi ai tempi; - dominiamo insieme."
      Le insinuazioni vostre
      , gli rispose il Capponi, "mi suonano uguali a quelle che mosse Satana a Gesù Cristo quando dal pinaccolo del tempio gli mostrava i regni della terra: ufficio di cittadino è turarsi le orecchie e fuggire dalle tentazioni."
      Profferiti cotesti accenti, Nicolò Capponi tenne dietro a Iacopo Guicciardini.
      Dunque non mi riuscirà a farvi intendere ragione, ortinati e protervi? Messere Andreuolo, fatevi messaggero dei miei sensi agli ottimati...
      Dove un mio figlio sapessi ambasciatore di tanta nequizia, io gli andrei contro per ispezzargli la testa alla parete.
      Ciò detto, il Nicolini scomparve.
      Almeno voi, Soderini.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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