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      - Ma di', Firenze, che cosa hai tu fatto dei tuoi giorni di gloria? Dove i tuoi lioni coronati? Dove gli uomini grandi? Ahimè! Nessuna fra le tue sorelle italiche più di te comprende nel seno illustri defunti. Glorie di sepolcro! Superbia di avelli! Infelicissimo vanto! Certo un pugno della cenere di cotesti morti vale troppo meglio di mille tuoi vivi... non pertanto ella è cenere. O Firenze! dove sono i tuoi grandi? Tu ridi... veramente così com'è quel tuo sorriso par cosa creata in cielo; però una volta assai diversa ridevi. In campo l'elmo, impugnata la lancia, vergine e diva ti mostravi alle genti quale apparve Minerva uscita dalla testa di Giove; poi l'elmo t'increbbe, deponesti la lancia, facile sorridesti a chiunque passò per le tue vie; - lo straniero ti vide, si accese di te e, un giorno che tu ne stavi immemore, la mano ti pose sul core delicato... Ah! da quel giorno i tuoi occhi furono gravi di lascivia, - il tuo sorriso si uguagliò a quello della Odalisca che suo malgrado sorride al feroce sultano perchè non l'offenda con le battiture...
      E se degradata fra tutte le tue sorelle italiche te continuano i popoli a salutare col nome di bella, quale eri allora che sola in questa terra di sventura vigilavi intorno ai tuoi bastioni, riparo l'ultimo delle italiane libertà? - Quando l'oste nemica, Tedeschi, e Spagnuoli si affacciarono al monte dell'Apparita e l'occhio profondando giù nella valle ti videro, stettero immoti e non proferirono parola.
      Potrebbe forse l'aspetto delle meraviglie della natura accogliere potenza di placare nel cuore umano le furie della cupidigia e del sangue?


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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