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      Messere, badate, di non dar di capo nei gerundii. Dove sono eglino i profeti a Fiorenza?
      Sonci, ed io ne tengo uno in casa mia.
      Domine, aiutatemi! o come si chiama egli?
      Si chiama Virgiglio Marone.
      S'io non mi sbaglio, parmi avere udito che fosse un poeta costui or corrono anni meglio di mila e cento.
      Quel desso - ed è profeta. Come Isaia, Geremia e gli altri del popolo ebreo, ei profetò la venuta di Gesù Cristo là dove nella egloga a Pollione, invaso dallo spirito divino, cantava: Magnus ab itegro saeculorum nascitur ordo. - Jam redi tet virgo, redeunt saturnia regna; - Jam nova progenies cœli demittitur alto. - Ora la virtù profetica, rimase ne' suoi libri, e consultati secondo i riti, di rado avviene che non rispondono prognosticando il futuro.
      Davvero! Voi mi mettete un grand'uzzolo addosso di provare...
      Venite: entriamo senza avvisare nessuno della famiglia in casa mia nello studiolo terreno e interroghiamo l'oracolo.
      Mi raccomando a voi...; dopo faremo un poco di cena.
      Come volete; - innanzi di lasciare certo mio buon trebbiano arrubinato, e sarà bene tòrcene una satolla.
      Amen! amen! I' sono con voi.
      E, aperto un usciolo, entrarono nel piano terreno; colà il padrone di casa battuto il focile, trasse dallo stipo una candela di cera gialla la quale consegnò accesa con molta solennità al compagno. Dipoi, messo sopra un leggio il volume delle opere di Virgilio ricoperto di velluto paonazzo, e raccomandato il silenzio e il raccoglimento, mormorando certe sue preci, stese attorno attorno al leggio un nastro di seta nera.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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