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      favellò,
      non sapete voi che da questo lato domani potrebbe entrare la palla mortale per la nostra amorosissima patria?" E gli operai: "l'uomo fa quello che può, maestro, noi non abbiamo mica cento braccia." - "Cento braccia", riprende Michelangiolo, "non bastano là dove basta un sol fermo volere?" E gli operai di nuovo: "Non ci garrite, Michelangiolo; noi stiamo dietro a cotesti altri che pure hanno cominciato il cómpito quattro ore prima di noi." -
      Guai a quello
      , replica tosto il Buonarroti, "che cerca difesa al proprio fallo nel male operato altrui: chi va dietro ad altri non gli passa mai avanti." - "Con voi maestro non si vince nè s'impatta: tra due ore ve lo daremo finito." - "Oh! questo si chiama parlare; a rivederci fra due ore." - Di lì balza a un fosso, dove gli scavatori essendo addentrati un braccio più della persona nel terreno attendevano a penetrare più oltre; la voce di Michelangiolo passando gli ammonisce: "Figliuoli, la terra su i poggi è più solla che al piano; badate che smottando non vi seppellisca: ponete due assi lungo le pareti e puntellate con una trave per traverso a contrasto, allora siete sicuri come in casa vostra." Altrove volgendosi, ecco incontra un gruppo di uomini i quali si sforzano a portare su in cima al poggio una grossissima lastra di pietra; vi sottopongono tutte le mani; poi riunendo i conati tentano di pure una volta rotolarla; i muscoli dei bracci risaltavano nella maggiore loro tensione, protuberanti le vene delle tempie, gli occhi quasi scoppiati fuori dell'orbita.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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