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      Conviene che Michelangiolo ad un ratto di animoso diventi codardo ed abbandoni la patria nel suo maggiore bisogno; - conviene che si lasci sopraffare dalla paura e fugga dalla patria nel suo estremo pericolo; - così in sembianza turpe finga ricoverarsi in Ferrara: avrà danaro per guadagnare i consigli del principe; - pessima condizione degli uomini presenti, dai quali è forza comprare il delitto e la virtù, e i quali indifferenti l'una o l'altro ti vendono! Innamorato della bellezza del fine, non volere attendere agli espedienti; bisogna prendere gli uomini pei manichi che ti presentano: i Romani avrieno lapidato Morone, la gente di oggi reputerebbe folle Catone. Così appianate le vie, entra dal signore e digli: Alfonso, tu pensi tenere sul capo una corona di duca, e noi invece di corona vi contempliamo un artiglio dell'aquila imperiale; - improvvido! non sai che luogo ella aspetta e tempo a stringerti sì che tu ne muoia di affanno. Tu ci rammenti l'antico Damocle seduto a mensa con la spada sospesa sopra la testa. - Poi va a trovare il doge Gritti e il senato viniziano e seco loro adopra queste altre parole: Cittadini, quando una repubblica esulta ai danni di una sorella, segno è certo che Dio l'ha colpita di cecità; - voi avete smarrito l'antico senno; rammentatevi i tempi passati; Fiorenza aveva guerra con Filippo Visconti duca di Melano, - la fortuna procedeva avversa ai Fiorentini. I padri vostri richiesti di aiuto negavano. Messere Lorenzo di Antonio Ridolfi oratore per la nostra città, vedute riuscire le preghiere invano presso il vostro senato, proruppe così: - Viniziani, nell'anno scorso i Genovesi da noi abbandonati Filippo crearono principe; noi nelle presenti strettezze da voi non soccorsi lo faremo re, e voi, quando sarete rimasti soli, noi vinti, e che nessuno, ancora che il voglia, potrà recarvi aiuto, lo farete imperatore.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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