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      - I vostri padri ci sovvennero, Filippo non vinse, stettero le libertà italiane. - Consiglia il duca e il doge a licenziare parte delle loro milizie, e ciò potranno con tanto minore sospetto eseguire, in quanto che fermarono pace; mediante i nostri banchi di Venezia ci somministrino copia di danaro, lo renderemo alla pace; noi con quella pecunia condurremo agli stipendi nostri le milizie licenziate, e nelle nostre mura difenderemo la causa d'Italia.
      Qui tacque, ma la parola Italia scorrendo lungo le mura di quel recinto silenzioso parve, come framezzo un sospiro, ripetuta da labbra invisibili; - forse le nude ossa quivi dentro raccolte trovarono una reliquia di spirito per susurrare il nome della patria che vivendo avevano amata cotanto.
      Michelangiolo tiene fitta la faccia al suolo, e in questo modo atteggiato risponde basso:
      Grave cosa mi chiedete voi...
      E tale che non mi dà il cuore di farvene ressa.
      Prendere un nome fin qui intemerato e strascinarlo nel fango!...
      V'hanno materie che il fango non contamina, ma forbisce.
      Tu chiudevi una mente altera, o Michelangiolo; novello Titano, intendevi imporre monte a monte, e salito su l'ultima vetta maravigliare con la tua gloria le genti; nè per te solo tu ambivi questo, sibbene per la tua patria diletta, perchè non ti saresti stancato mai di gridare: contemplate, o popoli, il figlio di Fiorenza; ed ora precipitare da così superba altezza, morire infame, desiderare l'oblio e non potere ottenerlo, chè il vituperio porrebbe un segno eterno alla tua tomba, presentire le contumelie e gli oltraggi che sopra vi lancerebbero anche i più tristi!


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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