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      La Signoria, il signore Stefano con grande accompagnamento di capitani, di cittadini, mazzieri e trombe gli seguono; - il popolo, cupido di spettacoli, gli ricinge attorno densissimo.
      Qui fu cantata la messa solenne dello Spirito Santo, dopo la quale il virtuoso frate Benedetto da Foiano salì in pergamo tenendo nelle mani uno stendardo nel quale era da banda dipinto Cristo vittorioso con soldati distesi per terra chi morti e chi feriti, e dall'altra la croce rossa in campo bianco, insegna del comune di Firenze.
      Le tende tese avvolgevano le vaste navate in tenebre misteriose; - le turbe raccolte mandarono un fremito come di onde commosse, poi tacquero silenziose così che si udiva l'anelito del frate e il fruscio dello stendardo nelle sue mani.
      All'improvviso il frate con voce formidabile cominciò:
      Cum hoc et in hoc vinces. - Il Padre nostro, che è nei cieli, creava gli uomini liberi e lieti. Lo spirito delle tenebre soffiò nell'anima dei tristi un alito infernale, e questi incatenarono le mani dietro alle spalle ai fratelli, strinsero nella destra maledetta una verga e si chiamarono principi. Allora la creatura, non potendo più sollevare le braccia al cielo per benedire Dio, la faccia contristata abbassò verso la terra e pianse. L'uomo malvagio non tenne da principio nascosa la reproba sua origine e apertamente significava sè essere figliuolo di Satana; poi, alla tristizia aggiungendo la ipocrisia, celò sotto una benda o corona la impronta di Caino incisa sopra la sua fronte, si unse col santo crisma le chiome quasi profumo e disse: io vengo da Dio.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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