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      - Le corde dell'arpa si ruppero; una trama mortale la ricuopre adesso... mortale all'insetto soltanto, nondimeno mortale; - eppure un giorno il menestrello ne trasse suoni dolcissimi, di cui è fama gli susurrasse le note l'angiolo dell'armonia in un estasi di amore.
      Oh! perchè mai vuotammo intera la tazza della voluttà? Chiunque vuole che nel suo petto duri la fiamma libi, non beva. - Non vi fu amaro nel fondo, no, ma stille insipide e rare dopo il sorso lungo. - Come il filosofo che sentì sfuggirsi nelle tepide acque il sangue e la vita, il nostro affetto morì svenato nella copia del piacere.
      Ti chiamerò infedele? T'imprecherò sul capo Nemesi vendicatrice dei giuramenti traditi? No: - tu potresti mandarmi pari rimproveri, imprecarmi sul capo simili furie. - Vorrò favellarti una parola di conforto? - Tu ti sarai... tu ti sei consolata. - O tenteremo piuttosto ravvivare queste ceneri e studiare se vi fosse rimasta qualche scintilla sotto? No; - dopo le ceneri null'altro avanza che invocare i venti a disperderle. Il pensiero è impotente a resuscitare il cuore; - vedi, - siamo anime confinate dentro statue di marmo. Prometeo e Pigmalione poterono col fuoco celeste infondere la vita alla cosa inanimata, ma il nostro cuore visse anche troppo; adesso egli è morto... morto per sempre!
      Havvi una cosa nel creato che non si consuma nel fuoco e si chiama amianto, - ma non sente e non piange; - avvolge i cadaveri, onde la cenere umana non si confonda con la cenere dei carboni... perchè tu sai che non si distinguono le ceneri.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





Nemesi Pigmalione