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      Ludovico, io non mi chinerò a raccogliere la religione, il dovere, il costume per gettarveli a modo di triboli a traverso il vostro cammino, - ma vi dirò soltanto amore essere corda solitaria su l'arpa dell'anima; - rotta o allentata che sia, indarno speri tornarla a quella dolcezza di suono che faceva parertela divina; - la voce dell'amore ha un eco solo nel cuore della donna; - arde l'amore una volta sola di propria sostanza; - se in séguito lo vedi riaccendersi, egli non ricava più oltre il suo fuoco da origine celeste, lo alimentano vanità, superbia, vaghezza di terreni diletti. Un'altra donna voi meritate, Ludovico; e dacchè darmi a voi come volessi non potrei, - darmi come posso non voglio.
      Purchè l'anima tua viva per la mia, io non penetrerò negli arcani del tuo cuore... forse perchè ignorano i popoli le sorgenti del Nilo, benedicono meno alle sue acque fecondatrici?
      Ludovico, io vi offro più pacata passione e per avventura assai più degna di noi... siatemi amico... deh! mi sii fratello...
      No. - La donna o sente amore, o nulla. Mi s'inaridisca la lingua prima ch'ella profferisca il consenso di sottopormi al supplizio del vivente stretto al cadavere. Ben posso soffrire finchè l'anima mi regge, ma io non vorrò stipulare il mio tormento mai. No, sia dell'uomo il quale ti chiama sposa quella parte di te che avrà la tomba, purchè miei sieno i pensieri e i desiderii tuoi, i tuoi sospiri miei... il mio spirito abbisogna del tuo... amami... oh! amami, Maria...
      Quando il serpente, tentava Eva, cessò di parlare, egli depose la sua favella sopra la lingua dell'uomo; - io ricuso diventarti angiolo e demonio, - e ti ripeto che, sentendo non potere esserti il primo, il secondo non voglio.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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