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      Vagai in contrade remote, - vidi barbare genti, soffersi geli, ardori, di ogni maniera disagi per adunare tesoro e apparecchiare alla mia fidanzata vita copiosa dei beni della fortuna: per darmi colpo più acerbo mi si mostrava il cielo cortese, e quando, dopo un'agonia di anni, delirante di desiderio e di amore, mi ridussi alle case paterne... trovai... oh inferno!... padre, mi assolvete dall'ira... imperciocchè acerba mi percotesse la ferita... trovai la mia fidanzata donna d'altrui. Quello che dopo avvenne io non rammento, - aveva un padre, e non so com'egli mi abbandonasse; - possedeva copia di averi, ed ora non possiedo più nulla: dalla mia acconcia cameretta, desto dal sonno tormentoso, mi trovo in questa sozza caverna con i polsi e i fianchi impiagati, e non mi riesce rammentarmi il come e il quando. - Ah! da quel giorno la mia anima, a mo' di aquila in gabbia ha percosso rabbiosamente la sua carcere mortale per librarsi a regioni meno triste, meno contaminate di tradimenti e di perfidie. - Ora, padre, prendete... ecco uno scritto che nei giorni del nostro amore io ricambiai con lei, e lo vergammo io del mio sangue, ella del suo: - egli contiene una promessa di mantenersi fedele, e dentro vi pose una ciocca dei suoi capelli... ohi i bei capelli, padre, che la mia donna aveva quando l'alito di primavera si dilettava a diffonderli ondeggianti per l'aere! - e vi scongiuro, per quanto possono i preghi di un moribondo, che glieli facciate tenere, o, se fortuna vi mena a Fiorenza, glieli consegnate voi stesso: - e nel punto medesimo le direte che il mio spirito deliro sempre l'ebbe presente, e che tornato appena ai consueti uffici pensò subito a lei e per lei: ditele ch'io le perdono, - che presso a morte le invoco giorni beati, - al tutto diversi da quelli ch'ella mi fece durare, - che domando al cielo non voglia sgomentarla di rimorsi in questa vita, - e scongiuro l'oblio per lei.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





Fiorenza