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      L'una parte e l'altra prorompono in gridi di spavento; - un istante si posano, - quindi ritornano ad affrontarsi molto più feroci di prima.
      Un altro bel colpo fece il capitano Ferruccio; questi scorrendo di su e di giù con in mano un'accètta per tenere sgombro quel tratto di muro che egli guardava, vide sporgere il capo di un cavaliere, poi le spalle, poi ambedue le braccia, e stenderle e forte abbrancare la muraglia: "Frate, troppo pronte avesti le mani", disse il Ferruccio, e giù calando l'accètta, gliele recide fino alla giuntura; traendo costui doloroso guaio, il corpo abbandonato precipita sopra il capo degli amici sorvegnenti. - Ancora uno dei nostri si strinse in lotta su l'orlo del muro con certo soldato spagnuolo: il Fiorentino s'ingegnò traboccare l'avversario fuori delle mura; per lo contrario lo Spagnuolo tenta spingere il marzocchesco giù nella città; adopra ognuno l'estremo di sua possa; non pretermisero sforzo che l'uno all'altro potesse rendere superiore; si urtarono con la fronte, si offesero co' morsi; il Fiorentino colto il destro, pone al nemico la gamba traverso, e questi, squilibrato, rovescia: però cadendo, sì forte si appiglia alla vita del nostro che entrambi in un fascio scompaiono dai muri. Il caso ordinò che lo Spagnuolo, percotendo con le spalle sul terreno, rimanesse morto; il Fiorentino, dallo sbalordimento in fuori, non rilevò altro male, sicchè mentre tuttora i compagni si addoloravano sopra la sorte di lui, lo videro ricomparire in mezzo a loro, molto raccomandandosi che, scambiatolo per nemico, non lo uccidessero.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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