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      Piacesse a Dio ch'io mi assomigliassi a loro! - sappiate, signore, essere eglino molto migliori di me.
      Sia; però pensate allo svantaggio: il nemico si difenderà dietro ai bastioni.
      Nè occasione più vantaggiosa di questa ci può apprestare la fortuna, ora che il nemico si è ritirato stanco, lacero, avvilito, e non si aspetta l'offesa.
      Presumereste voi forse sforzare il campo?
      Non presumo, - spero.
      E se vi respingono?
      Saremo pari.
      Lasciateli stare, - a nemico che fugge ponte d'oro.
      Ditemi questo allorquando ripasseranno gli Appennini, e vi darò ragione; ora non fuggono, - rifanno le forze,
      Il Carduccio intanto si era ristretto a consulta co' reggitori e loro esponeva con piana favella certi suoi disegni, i quali per certo incontravano favore, imperciocchè tutti assentivano con la voce e col cenno. All'improvviso, egli indirizzandosi al Castiglione, risponde:
      Il magnifico gonfaloniere, i Signori e i Dieci ringraziano la milizia della sua buona intenzione; approvano il disegno e desiderano che Dio l'accompagni, siccome l'accompagnano essi con ogni lor voto.
      Signori
      , strilla il Malatesta, "voi intendete di cose militari nulla; - io non approvo la sortita; - non la posso approvare."
      Ci duole non poter conseguire l'assenso vostro; - voi non correte in siffatta deliberazione alcun rischio, tale essendo la volontà nostra.
      Volontà! L'ufficio e la coscienza di buon generale m'impongono oppormi con tutte le mie forze a tale rovinoso partito; anch'io amo questa terra...
      Amateci meno ed obbedite di più
      , interruppe, Andreuolo Nicolini, une dei Dieci.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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