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      L'Antinori cammina a capo basso e non profferisce parola. Dante da Castiglione gli si era posto allato; pur, conoscendolo di natura superba, e dubbioso non si recasse in mala parte i suoi conforti, desiderava e non sapeva in qual modo aiutarlo. Giunti sotto la porta di San Piero Gattolino, l'Antinori quasi seco stesso favellando disse con un sospiro:
      Or dove trovare i mille fiorini? Il nemico occupa i miei poderi.... manderei alla zecca anche il cuore di mio padre!
      Non si potè più trattenere il Castiglione, e gli gettando le braccia intorno al collo:
      Morticino!
      disse in suono affettuoso, "non hai tu un amico nel Castiglione?"
      L'Antinori corrispose all'amplesso: il suo primo pensiero fu buono, poi gli venne in mente l'antica emulazione che nutriva per Dante, tremò nella idea di abbisognare dei sussidj di lui; si morse le labbra e, svincolatosi sdegnoso, si allontanò mormorando.
      Dante si rimase a guardarlo dietro tentennando il capo, e dopo alquanto tempo esclamò: "Tra la virtù egli dondola e il misfatto; - possa almeno il suo orgoglio preservarlo dalla viltà."
     
      A me cotesto anello!
      gridava tra orribili imprecazioni il Morticino degli Antinori a certa sua fantesca; "io voglio l'anello e la collana..."
      O signore! per la collana, prendetela... ma l'anello lasciatemelo.... con lui mi sposò or corrono quarant'anni il povero Lapo.
      L'anello!
      E morendo mi disse: Ghita, conservati buona vedova e tienti l'anello per amor mio; - ed io mi sono mantenuta buona vedova e non ho mai dato via l'anello...
      L'anello, o ti taglio la mano.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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