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      Chi sa dove mai trarranno la patria cotesti Arrabbiati!
      Ahi, povera Fiorenza! l'ora anche per te è venuta di essere ridotta in un mucchio di rovine.
      Onta a voi che ne siete la colpa: - in fè di Dio, ora che corre stagione di mostrarvi più che uomo, voi mi diventate men che fanciullo. Dove lasciaste voi l'antico vigore, quando, commissario a Pistoia, col carnefice da un lato e la giustizia dall'altro, accomodaste quella scomposta città(202)?
      Colpa è del papa, che non volle udire parola di libertà; e tra i due estremi del vederla o rovinata o serva noi lasciamo andare in rovina la patria.
      E chi vi ha detto il papa non volere udire parola di libertà?
      A me?... lo hanno riferito gli oratori nostri. Forse voi pensereste al contrario?
      Lo penso... e forse... posso ancora saperlo...
      Davvero? E a voi chi lo assicurato?
      Uditemi bene, messere Zanobi...
      E così andando alternarono un colloquio nel quale i futuri destini di Firenze furono irrevocabilmente fissati.
      Michelangelo, che nuove?
      tutto anelante domanda il Carduccio traendo in disparte il Buonarroti.
      Cristo morendo ci lasciò in eredità i chiodi e le spine: io nulla ho ottenuto... nulla... e, oh dolore! la salute della patria pendeva dalla riuscita dell'opera mia. - Io rientro nella mia patria, come lo spettro torna alla sua tomba su lo apparire dell'aurora...
      E poichè il Carduccio, le mani incrociate sul petto, il capo a terra chino, pareva come sopraffatto dall'angoscia, Michelangiolo lo scosse con impeto e gli domandò:
      Dunque è ben morta ogni speranza, o Francesco?


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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