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      E come ti avvenne questo?
      Io mi trovai a Vinezia allorchè giunse, mandato da Lorenzo Carnesecchi nostro commissario a Castrocaro, Pietro Borghini, il quale, accolti quanti mercadanti fiorentini tengono ragione in cotesta città riferì a costoro le imprese maravigliose di quel valentuomo di Lorenzo; narrò come sovente fosse venuto alle mani con Leonello di Carpi presidente ecclesiastico nella Romagna, e sempre con suo vantaggio, - e di Marradi, ribellato prima e tosto da lui ridotto nell'antica devozione, - dell'assedio di Castiglione sciolto, - dell'assalto di cinquemila e più fanti ributtato da Castrocaro, - della taglia posta da papa Clemente sopra il suo capo e della taglia da lui posta sul capo del papa, tutte queste cose disse, ed altre ne aggiunse non meno stupende e degne di memoria; ed infine egli aggiunse essere il Commessario deliberato di fare un servizio rilevantissimo in pro della patria, quando loro bastasse il cuore di fornirlo di denaro; e, per assicurarli avrebbe loro obbligato i suoi beni e quelli di Giorgio Ugolini tenerissimo della libertà. Capi dei mercadanti adunati erano Matteo Strozzi, Luigi Gherardi, Ludovico Nobili, Filippo del Bene, Giovanni Borgherini e Tomaso Giunta; ricchi tutti e, comechè avari, usi a sprecare in vizii e in giuochi le migliaia di ducati: e non pertanto, il sangue mi toglie il vedere nel rammentarlo, nessuno ebbe cuore di sovvenire di un solo fiorino il Commessario Carnesecchi. Matteo Strozzi allegò che la sicurezza offerta sui beni di Lorenzo e dell'Ugolini in tanta distanza era come nulla, potendo cotesti beni andare gravati di debiti sconosciuti, e così favellando parve sospettoso notaro, non fu cittadino: il Borgherini si scusò perchè aveva fondaco a Roma e temeva la vendetta del papa: più turpe degli altri, se in tanta turpitudine possono darsi screzii, Tomaso Giunta, il quale disse non essergli patria Fiorenza, ma Vinezia; imperciocchè a Vinezia avesse accumulato i danari, ed i denari comporre il vero sangue e la vera anima dell'uomo; poco importargli che la libertà della Repubblica fiorentina stesse in piedi, purchè la sua libreria non cadesse.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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