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      Or dunque sappi avere Malatesta Baglioni imbandito una mensa e chiamato a convito i maggiorenti della terra; sai tu di che sono composte le vivande che pose loro davanti? Delle membra della nostra patria. - Affrettati, va; colà troverai un amico del tuo defunto genitore, Dante da Castiglione: - quivi incontrerai ancora Ludovico Martelli: - di' loro che qui vengano teco, e qui verranno; se possono condurre compagnia, sarà meglio, altrimenti vengano soli, ma non dimentichino l'arme: - va, - vola.
      Ma se venissero
      , soggiunse Ludovico esitando, "e non trovassero i congiurati..., non penserebbero che io mi fossi fatto beffe di loro?" Pieruccio la dubbiezza del giovane considerando e vedendo quanto poca fiducia le sue parole inspirassero, sentì assalirsi da insopportabile fastidio per la vita; onde volgendo i passi vicino ad un albero, mormorò: "Io valgo meno di un cane morto"; e sollevati gli sguardi aggiunse: "Albero, albero, prestami un ramo, io ti darò un frutto... che tu non portasti fin ora... un tristo frutto in verità... un'anima disperata dentro un corpo disfatto...."
      Consolatevi... io vado...
      Va dunque, - ma prima ascolta queste mie brevi parole. Sai tu bene che voglia dir pazzo e che dir savio? Se pazzo è quegli che sul pericolo, addormentandosi, confida a mano ignota la spada che può ferirlo, le chiavi della città allo straniero..., già non sono io il pazzo. - Tu ti pensavi savio dubitando delle mie parole e ricusando l'andare; eppure fa il tuo conto: andando, forse getterai i passi e avviserai la gente di un pericolo vano: e per altra parte forse tu scoprirai un tradimento, la patria pericolante sosterrai, a mille cittadini la roba salverai e la vita.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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