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      Don Ferrante Gonzaga allora si trasse innanzi col conte Pier Maria Rossi di San Secondo, ambedue patrini del Bandini e dell'Aldobrandi, e favellando il primo tal dava risposta alle dichiarazioni del capitano Pagolo Spinelli:
      Signor principe, qui stanno i nostri principali messer Giovanni Bandini e messere Ruberto Aldobrandi, pronti a scendere in campo chiuso e sostenere con lo aiuto di Dio, di Nostra Donna e di san Giorgio, a tutta oltranza, finchè morte ne segua, la querela avuta dagli attori falsa e mendace; - protestano accettare tutte e singole le cose contenute nella capitolazione avversaria; protestano voler combattere in camicia, con istocco, manopola scempia di ferro, cioè fino al polso, senza difesa in testa. Più presto fia, e meglio loro aggrada.
      Cavalieri e baroni
      , favellò il principe levandosi in piedi e scoprendosi il capo, "dacchè onesto modo di composizione io non conosco tra voi oggi, giorno dedicato a san Gregorio Magno, dodicesimo del mese di marzo, mantengo e concedo il campo nei modi e termini contenuti nella mia patente del 21 febbraio ab incarnatione 1539. Assumo giurisdizione di giudice, e come primo atto della mia autorità delibero si differisca l'abbattimento per sei ore continue, affinchè i cavalieri provocatori abbiano tempo a riprendere lena. Adesso, spogliando la veste di giudice e con migliore animo riassumendo quella di cavaliere privato, vi prego, o signori, che vogliate onorarmi di ristorarvi nella mia tenda..."
      E proseguiva; ma quell'austero vecchio dello Spinello gli troncò a mezzo le parole dicendo:


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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