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      Dove mi trascinate voi?
      gridava. "Io non voglio il paradiso, tenete per voi, angioli e Dio, le vostre celestiali allegrezze, - il mio cuore mortale non sa concepirle. - Tu sei, Maria, il mio paradiso; - Maria, vedi quell'aquila sopra codesta roccia dirupata?... vieni... vuoi tu che la raggiungiamo col volo?... vieni... stringimiti alla cintura... oh! come scorriamo leggieri... come andiamo in alto! - perchè gemi, Maria? - Ti offende forse quel suono lontano che pare di sospiri? Non badarvi... e' muove dal brulichio che fa su quel punto nero la razza delle formiche infernali che si chiama uomini, - la razza dei miserabili che si vanta simile a Dio e si divora sopra un pugno di terra insanguinata, - che si contende le sepolture. Maria, stringimi forte... la procella mi ha rovesciato l'ale... misericordia! la bufera mi trabalza, mi travolge peggio che filo di paglia... si fendono i cieli.... ci fulminano coll'acqua e col fuoco. - Bene! se la tempesta non avesse lampi, io morirei... ma finchè uno splendore - o di sole o di fulmine - mi mostrerà il tuo volto... io sarò lieto, Maria. - Guarda, Maria, studia il passo, imperciocchè su queste verdi erbe e odorose che tu calchi improvvida ha strisciato il serpente, - e il serpente, lo sai, insidia il piè della femmina da quel giorno in cui una donna chiamata come te, o Maria, gli calpestò la cervice.. ecco la biscia! salvati! - Gran Madre di Dio, ella non mi ascolta! - si compiace nel suo sorriso!... il sergente l'ha affascinata!... ti salverò tuo malgrado.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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