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      - e cavando la spada si avventò dalla parte donde era mosso il colpo. - Io lo seguiva; uno scherano con le mani e co' piedi si affaticava arrampicarsi su pel muro che circondava il barco del castello; ei gli fu sopra e con ispaventevole soprammano dai reni lo passò al ventre, sfregiando con la punta della spada l'opposta parete; rovesciò supino lo scherano, e sollevati gli sguardi già pieni di morte vide il suo uccisore, lo riconobbe ed esclamò queste parole: Oh! come voi, messer Naldo?... Ma questi non gli diè tempo di continuare, - forte lo calcò di un piede sul petto, gli spinse dritta la spada verso la gola, e sopra appoggiandovisi con ambe le mani gli ruppe le fauci. Per quanto investigassimo, non giungemmo a scuoprire alcune traccie di delitto, - solo trovammo sul morto copia di monete, prezzo certamente del sangue. I miei sospetti si accrescevano, ma ormai non mi si offriva più comodo di restringermi a parlamento con Tomaso. Naldo gli aveva atterrita la mente: - forse i suoi nemici, forse, e con più verosimiglianza, i parenti gl'insidiavano la vita; non volergli mancare in tanto estremo non consentire ad abbandonarlo, ed altre siffatte novelle pretestando, fermò sua stanza al castello. Adesso si attacca a Tomaso come un rimorso, non gli lascia ora senza paura, gli empie le notti di angoscia; la stessa sposa Tomaso riceve sospettando, - accumula arme di ogni maniera nella sua stanza, raddoppia la spessezza dei muri, munisce di ferro le porte, prende a custode degli agitati suoi sonni un molosso delle Alpi.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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