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      Or dunque deponete le vostre particolari bandiere, accoglietevi tutti sotto il gonfalone della Repubblica; - per ora abbiate una bandiera comune: - tra poco, Dio sovvenendoci, ci acquisteremo comune anche la patria.
      E come disse, fecero. Allora egli si strinse da parte col nuovo commessario Giugni e, prendendogli ambe le mani, favellò:
      Messere Andrea, per lo corpo santissimo di Nostro Signore vi raccomando la difesa di Empoli. S'egli non è tale, come ho scritto agli magnifici signori Dieci, che le donne, non che altri, lo possano con le rocche e coi fusi difendere, certo i soldati con le picche e con gli archibusi molto agevolmente il potranno. Questo Popolo ha buona mente verso la Repubblica; ma voi sapete bene essere il popolo voltabile cosa e pronto a levarsi al primo vento che vi soffi dentro. Il migliore spediente ond'ei non senta la fatica consiste nello affaticarlo del continuo: pensate ch'Empoli perduto darebbe vinta ai nemici la guerra; fate buona guardia; in caso di assedio, badate alle mura verso la porticciuola d'Arno e verso San Donnino; - da questi lati paionmi più deboli che altrove: - praticate un fosso interno, - a me il tempo mancò per farlo; - giù in fondo conficcatevi aguti di legno o di ferro; - innalzate un argine: in castello troverete legname a ribocco, e quando le terre possiedono legname, le non si ponno sforzare; troverete copia di munizioni tanto al vivere quanto al combattere necessarie. Addio, messere Andrea; fino dalla gioventù prima procedeste sviscerato della libertà e mille volte poneste a sbaraglio della vita per cause da nulla; adesso pertanto rammentatevi che sopra il vostro capo riposano i destini di Fiorenza e forse d'Italia; abbiate fisso nella mente che voi avete a perdere una patria e un nome che di padre in figlio a voi pervenne onoratissimo e splendidissimo.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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