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      Cencio alzò di nuovo le spalle con tale un atto che avrebbe potuto significare: io non comprendo nulla.
      Malatesta volle avviare a certa meta i suoi pensieri, ma non gli riusciva; il timore che la porta non fosse ben custodita gli teneva la mente del tutto ingombra: si levò dal letto con pena, e aiutandosi appoggiato ad un bastone si strascinò per le stanze giù per le scale, - toccò le sbarre, le tentò con quanta forza gli era rimasta nelle mani attrappite, e, assicurato da questa parte, si diresse al corpo di guardia.
      I suoi fedeli Perugini vegliavano, la noia della veglia ingannando col giuoco e col vino: inosservato egli apparve in mezzo di loro e alzò la mano per favellare. I soldati cacciarono un urlo, non di sorpresa, ma di terrore, così che Malatesta se ne sentì avvilito; un pensiero gli traversò il cervello, doloroso come ferro rovente: tu sei già più che mezzo cadavere, - la tua vista mette spavento; cuopriti di cenere e muori. - Egli non potè proferire parola, stette alquanto con la mano quasi in atto di lanciare una maledizione, - poi ritornò silenzioso nelle sue stanze.
      Ad ora di notte inoltrata tornò Cencio: - la pioggia cadeva giù a torrenti; la cappa e le altre vesti di lui erano imbevute d'acqua; mormorava tra i denti mozze parole. Appena Malatesta lo vide, incominciò:
      Cencio, che nuove?
      Mi sono bagnato fino all'ossa
      , e senz'altro aggiungere spremeva l'acqua dalla cappa in sembianza di uomo stupido.
      Cencio, dimmi, quali parole ti venne fatto raccogliere?
      Il freddo mi ha preso tutto il corpo; tremo come la cicogna.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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