Pagina (932/1163)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      In ogni caso l'impresa č vinta; ma Orange si rimarrā al campo, perchč partirsene sarebbe troppo grave errore di guerra.
     
      Era da circa mezz'ora suonata l'Ave Maria della sera. Giovanni Bandini se ne stava pensoso, tuttavia sotto l'influenza di cotesto istante del giorno in cui la luce che muore ci ammonisce che tra poco anche la nostra vita passerā cosė: istante solenne che ci ritrae le passate vicende come un punto luminoso o come una nuvola nera in fondo all'orizzonte; - che ci schiude le labbia ad un mesto sorriso, o ci nasconde mezzo le pupille sotto le sopracciglia aggrottate, secondochč il pensiero evoca memorie di delitto o di virtų; - istante pieno della prossima eternitā.
      Gli occhi del Bandino non guardano il cielo; - quivi non isplende stella per lui, - non lo conosce per patria, - dal cielo non aspetta inspirazione, ma castigo. - Se gli fosse dato di aggiungere le dimore celesti, vorrebbe pervenirvi come Encelado, o vincitore, o fulminato. - Contempla la terra: che guarda egli sė intento? - Forse l'immaginazione gli mostra le sue colpe convertite nei vermi che dovranno divorare il suo corpo? - Nč rimorso nč passione possono mutare quel suo volto... - č diventato di pietra.
      Un tocco sopra la spalla gli fece cambiare attitudine, quantunque a rilento e quasi suo malgrado, ch'egli si compiaceva a pregustare gli orrori dell'inferno; nč a prima giunta ravvisando il sopraggiunto, con voce pacata interrogō:
      Chi sei?
      Messere Bandino, io sono Pirro Colonna.
      O Stipicciano, che volete da me?


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





Orange Ave Maria Bandini Bandino Encelado Bandino Pirro Colonna Stipicciano