Pagina (945/1163)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

     
      - E tra mezzo a un tumulto sempre crescente, allo schiamazzo universale, con maggior voce il Carduccio continua:
      Non anche noi siamo ridotti ad avere scettri di avorio e canizie per difesa; qui sotto le vesti abbiamo i nostri pugnali, - nei nostri petti un cuore che freme alla vista dei traditori...
      Si prolunga il trambusto; i capitani perugini si stringono attorno al Malatesta silenziosi e minaccevoli; - i padri si agitano sui seggi, - parlano o piuttosto gridano tutti. Veementi erano i gesti, veementi le parole; - i capi ondeggianti davano sembianza di mare commosso o di campo di spighe quando il vento soffia. Pure, adoperandovisi i migliori cittadini, lo stesso Malatesta accennando che volea parlare, si placò a mano a mano lo schiamazzo; in mezzo al digradante conturbamento fu udita la voce del Malatesta:
      Che libertà è questa vostra? Volete libero reggimento, ma soltanto per voi; - amate il favellare sciolto finchè vi giova; - quando vi nuoce, condannate il malcauto ad avere mozza la testa. Io ho aperto francamente il parere mio, perchè amo questa città davvero e perchè non vorrei vedere voi altri trucidati sotto i miei occhi.
      Michelangelo Buonarroti, levandosi in piedi ed ambe le braccia stendendo verso il Baglione, profferì queste solenni parole:
      I codardi non lasciano eredità di odio o di amore. Noi vinceremo; e quando pure rimanessimo morti, sappiate che co' vermi nati dai cadaveri dei martiri della libertà le furie compongono il flagello di rimorso e di terrore col quale percuotono eternamente i tiranni.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





Carduccio Malatesta Malatesta Malatesta Buonarroti Baglione