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      Quando la gente del Bravotto e del Pazzaglia investirono la sua casa, ed egli, tratto dal rumore, fattosi al balcone conobbe questi suoi feroci nemici, si tenne spacciato; ma accennando nel volto quella speranza che non aveva nel cuore, vedendo ormai ingombro il terreno della casa, ordinò che la moglie, i figli, insomma tutta la famiglia si ragunasse dentro una stanza, ed egli afferrata una spada a due mani si piantò sul limitare minacciando sicurissima morte a chiunque attentasse inoltrarsi: poco gli valse cotesto disegno, chè il Bravotto, impaziente del fine, scese nella strada e, appoggiata una scala alla finestra, gli riuscì, quando meno sel pensava, alle spalle. Mentre quella stanza si empiva di urla e di strage, il prete Nanni di Pippo, fratello del misero Mezzalancia, si precipita dalla finestra opposta a quella per la quale era entrato il Bravotto e, lo secondando la fortuna, casca senza offendersi in terra: si rileva trepidante e prorompe in fuga precipitosa. Ben se ne accorsero i suoi nemici e gli spararono dietro moltissime archibugiate; non lo coglievano: alcuni cavalli lo inseguirono, e il caso (poichè la paura gli aveva rapito il lume dell'intelletto) così bene lo diresse nella fuga che i cavalieri, impediti dal cammino sdrucciolevole, trattenuti dalle molte asperità del terreno, dopo una lunga caccia dovettero rimanersi del seguitarlo. Di questo prete tra poco. - Il Ferruccio, ignaro che sopra il suo capo si era commessa tanto nefanda tragedia, co' principali dell'esercito si ferma nelle stanze terrene della casa del trucidato Mezzalancia.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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