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      Mentre l'Orange, in questo luogo fermando l'esercito, attendeva a riconfortare gli spiriti, ecco arrivare affannoso da capo alle piante contaminato di fango un sacerdote; dalla paura turbato e dalla agonia della vendetta, trafelato di stanchezza, non trovava parole intiere; - si aiutava col gesto nè giungeva a farsi intendere meglio; - lo consigliarono a riprendere lena, lo ristorarono con vino generoso, sicchè, tornatogli l'animo, cominciò a dire: "Ferruccio, si trova a San Marcello; - la terra ormai è stata ridotta in cenere, i popoli sepolti nelle rovine... io, per la grazia di Dio appena salvo, ho veduto con questi miei occhi trucidata tutta la mia famiglia; - a che tardate? Muovetevi, se volete sorprendere il nemico come dentro una fossa(327).
      Di ciò tanto opportunamente avvertito l'Orange dispose muoversi, molto più che conobbe a prova il breve riposo dopo la notte perduta sgagliardire piuttosto che afforzare il corpo; per lo che, recatosi in mezzo all'esercito accompagnato dai principali capitani, salì sopra un monticello e con lieto sembiante rivolto ai soldati disse loro:
      Soldati, si avvicina il termine dei comuni nostri fastidi. Vinta questa battaglia, torneremo a casa onorati ed anche doviziosi. Il papa, come uomo che si fida poco di voi e meno di me, non vuol pagarci, se prima non vinciamo. Vinciamo dunque; se non per volere, mostriamoci eroi per necessità. Della vittoria sarebbe piuttosto follia disperare che sperare baldanza. In ciò mi affida la prodezza vostra in tante venture provata, la dappocaggine dei Fiorentini.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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