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      E il soldato:
      Raccomandatevi a Dio; se io ve la porgessi, perderei la testa." - Allora si rimase stupidito; poi dopo, tanta ira lo assalse per la disonesta morte a cui si vedeva condannato che a capo basso corse contro la parete per ispezzarvelo dentro, - e lo faceva; - ma il pensiero della eterna salute lo trattenne. Adesso l'istinto potentissimo della propria conservazione, l'acerbità del fine, l'occupano intero per tentare mezzo alcuno di scampo; - abbranca con ambe le mani la ferrata e la scuote cento e più volte, - e sempre invano; - allora col medesimo impeto si volge alla porta squassandola, scrollandola con quanto aveva di forza nei bracci, - e non consegue intento migliore. - Le sbarre di ferro si macchiano di sangue, - brani di pelle rimangono appesi agli arpioni della porta, - le mani ha impiagate, piene di schegge, le unghie rovesciate, - e pure non si arresta; - poi alla furia successe la quiete, e si pose sottilmente a investigare se vi fosse modo di venirne a capo con la industria. La pacatezza considerata inutile, tornò a crucciarsi; quindi di nuovo alle tranquille indagini, finchè, finita affatto la lena, gli si spense a un punto la speranza, e si tenne spacciato; si trasse verso il letto e vi cadde sopra bocconi gridando con voci di pianto: "Ahimè! questa non è morte da cristiani, e me la dà il papa!...Nei tempi andati un arcivescovo ci condannò il conte Ugolino..., ma io non gli ho ucciso i nepoti... La pena eterna dell'arcivescovo non ispaventa dunque papa Clemente?


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





Dio Ugolino Clemente