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      La Notte che tu vedi in sì dolci attiDormire fu da un angiolo scolpita
      In questo sasso, e perchè dorme ha vita:
      Destala, se nol credi, e parleratti.
     
      E quel magnanimo, abborrendo la lode, cruccioso che altri non sapesse indagare la riposta sua idea, sprezzato il pericolo, generosamente proruppe, e i suoi marmi dimostrò in questo modo:
     
      Mi è grato il sonno e più l'esser di sassoINFIN CHE IL DANNO E LA VERGOGNA DURA;
      Non udir, non veder mi è gran ventura:
      Però non mi destar, deh! parla basso.
     
      Alessandro dei Medici, tentando avvilirlo, allorchè divisò costruire in Firenze la fortezza di San Giovanni, la quale fosse come di freno in bocca ai cittadini vaghi di cose nuove, ordinò al Buonarroti con lui cavalcasse per iscegliere il luogo acconcio. Il Buonarroti rispose che ciò poteva molto ben fare da sè solo, e non volle andare. Biasimano molti questa azione di Michelangiolo, come quella che, senza provvedere a nessun benefizio della patria, a sè apportava danno: - biasimatori codardi, imperciocchè troppo bene l'uomo giovi alla patria quando le lascia un retaggio di esempi magnanimi che inciteranno i figliuoli, o che in ogni evento diletta la renderanno e onorata finchè la virtù abbia altare nel cuore degli uomini. - Venutagli meno la speranza di vedere la libertà restaurata in patria con ordinari argomenti, si ridusse a Roma e quivi attese a por fine al più magnifico tempio che abbiano le creature innalzato al Creatore, - e ciò forse egli fece perchè, Dio avendo tanto splendida dimora sopra la terra, lo prendesse qualche volta vaghezza di volgere gli occhi su di noi, e vedesse a quali termini si trovasse l'opera delle sue mani ridotta, e ne sentisse pietà.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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