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      Dio!... Libertà!...
      Del capo di Iacopo, erano rimaste sul ceppo alcune scheggiature dell'osso del collo e le cime della sua barba.
      Bravo Iacopo!
      esclamarono ad una voce i compagni.
      In breve ora fu consumata la strage.
      Il papa, quando n'ebbe notizia, versò più di una lacrima ed ordinò un solenne ufficio di requie per l'anima di cotesti poveri defunti. - Che Dio faccia pace a quel buon papa!
     
      E ormai insaniva la belva inebbriata di sangue: molte altre morti funestarono la città. Lionardi Sacchetti avvelenato periva, al Ciofi mozzarono il capo. Non poche condanne però riuscirono invano, come quelle di Dante da Castiglione e di Lionardi Bartolini, perchè si posero in salvo; notabilissimi cittadini stettero imprigionati nella cittadella di Pisa, nella rôcca di Volterra o nelle Stinche a Firenze; sommò a numero inestimabile la quantità dei banditi. In ogni città, in ogni castello d'Italia e qualche volta in terre straniere lasciava Firenze miserevoli brani della sua bella cittadinanza; ne confinarono su le Alpi, a Malta, nei borghi più remoti ed inospitali della Sicilia; e quello che fa maggior compassione a considerare si è questo, che molti furono o di così poca mente o di cuore tanto codardo che con disagio e spesa infinita mantennero i confini, pur confidando che la persecuzione avrebbe tregua una volta; decorso il termine del primo confine, li condannarono ad un altro più aspro; e morirono rovinati nelle sostanze, scherniti dal mondo, senza nè anche il conforto che nasce dal sentirsi incontaminati.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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