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      Zanobi Bartolini, col cuore roso dal rimorso e dall'ambizione delusa, si ridusse ed abitare la sua villa di Rovezzano; qui, sospettando per sè, - il giudizio dei posteri presentendo severo, menò squallida vita. Il più delle volte tristo, solo e secondo il suo costume seduto, sonnecchiando, sopra un seggiolone ch'ei poneva obliquo al pavimento. A vederlo in cotesta attitudine nissuno avrebbe pensato qual battaglia combattessero nel suo spirito le feroci passioni; ma la settimana stampava su la faccia di lui le impronte dell'anno; - le sue labbra sovente balbutivano inintelligibili parole, - invocava la morte. Un giorno alcuni suoi famigliari, credendo ch'ei dormisse, si posero a lamentare su la Repubblica ed a rammaricarsi della cecità loro, che, lasciandosi svolgere dai sofismi del Bartolini, avevano le proprie forze adoperato a istituire la tirannide in casa. Chi ci torrà da dosso questo Alessandro che noi stessi abbiamo voluto? Che cosa più ormai gli rimane a tentare? Non è egli forse diventato assoluto tiranno?
      Assoluto tiranno! Chi assoluto? Voi v'ingannate; non capitolava Fiorenza a patto della conservata libertà?
      E voi, uomo riputato prudente, pensate essere alla malevoglienza ed alla forza bastevole riparo una carta scritta? Stamani fu soppressa la Signoria, casso il gonfaloniere, Alessandro de' Medici proclamato tiranno.
      Proruppe il Bartolino in un gemito profondo, sollevò le mani e lasciò abbandonarsi la testa sopra le spalle; - la seggiola squilibrata tracolla, e Zanobi rovinando percuote di forza la nuca sul terreno; accorsero a sollevarlo; due sole goccie di sangue gli erano sgorgate dalle narici lungo la barba, - nel rimanente non pareva offeso.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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