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      Malatesta si riscosse, e vedendosi cosparso da quella terribile pioggia, girò attorno lo sguardo e s'incontrò in quello del maggiordomo, il quale con estremo conato mormorò:
      La mia famiglia...
      È morto!
      urlò la moglie; e i figli con eco straziante rispondevano: "È morto! - è morto!"
      Fuggiamo, messere Malatesta
      , insta Cencio Guercio tremante.
      Mettetevi in salvo, signore
      , supplicano a mani giunte i vassalli, "tra pochi minuti non saremo più in tempo.
      Anch'io ho figli... che mi abbandonano... e che io non posso abbandonare
      , favella Malatesta immemore di quello che avveniva intorno a sè.
      Io non vi abbandono
      , susurrò Ridolfo Leone, che gli si era posto al fianco per ricoprirlo del suo corpo; "finchè il mio braccio basterà a sostenere la spada, voi vivrete, signore."
      Ed io non ardiva abbracciarvi, riprende la sua figlia, - per paura di affliggere il vostro corpo già intormentito. - Monaldesca vostra non sa ferire, ma pregherà Dio per voi... e riceverà nel suo seno il colpo diretto al vostro cuore.
      Ahi, figli miei! Venite qui appresso a me.
      E così favellando solleva le mani, come per imporgliele sul capo, se non che, di subito mutato consiglio, lascia caderle abbandonate. I suoi occhi tentano piangere, ma non rinvengono lacrime, - invece per lo sforzo s'infiammano e par che versino sangue. "Benedirvi! No, figli miei; la mia benedizione scenderebbe veleno sopra di voi e v'inaridirebbe la testa... Figli miei, io vi domando perdono..."
      Silenzio!
      gl'impose severamente Ridolfo Leone, - "non mi fate vergognare al cospetto de' miei vassalli, - le vostre colpe stieno tra voi e Dio.


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L'Assedio di Firenze
di Francesco Domenico Guerrazzi
Libreria Dante Alighieri Milano
1869 pagine 1163

   





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