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      - Quando gli Ebrei, vinte le colpe loro dalla moltitudine delle nostre, diventeranno nostri signori e padroni, questa gente vile li surrogherà nel ghetto a venderci ciarpe, e panni vecchi; delle loro anime non si gioverà nè manco il Demonio: non varranno il carbone che le abbruci. -
      Ora poi il pericolo della prevalenza del solo è logorata; il giorno passò e non ritornerà più: invece dell'uno, che afferra le moltitudini, le moltitudini afferreranno l'uno, però che i popoli, levando un dito sollevino, e abbassino i loro capitani; i capitani senza soldati compaiono personaggi da commedia. Meglio così: sia dunque che la Francia ci conceda Roma in acconto di soldo per le armi italiano prestate alle sue guerre, o dobbiamo acquistarci Roma non consenziente, ed anco contrastante la Francia, ormai senza offerta spontanea di pecunia e di sangue per la parte dei cittadini italiani non si può. -
      Voglia Dio, che quando di questo si persuaderà la gente non sia troppo tardi. Ad ogni modo con altro, che con parole il pro' cittadino è uso affermare la Unità della Italia. -
      Noi abbiamo bisogno di Roma per salvarci dal flagello della guerra civile. Badate a questo sconsigliati e provvedete se non per la Patria, per voi.
      Se tacere giovasse sarebbe ufficio di pessimo cittadino, anzi pure di nemico aperto favellare, e se le parole si reputassero vane dimostrerebbe il dirle animo tristo; parmi debito palesare il mio concetto però che spero le mie parole possano essere seme di bene, e capaci a partorire rimedi valevoli.


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Lo assedio di Roma
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Zecchini Livorno
1864 pagine 838

   





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