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      Noi tutti della famiglia italiana possediamo in copia vizi e virtù sovente diversi, qualche volta contrari, mettiamo in comunella ogni cosa; nelle mutue virtù ci educhiamo, dei vizi scambievoli emendiamoci. Piacemi dirlo: avendo per quanto mi fu dato ricerco la natura del popolo torinese io lo trovai onesto, e più lo era prima che l'alito corruttore del Cavour ci soffiasse sopra; nel commercio singolare, invece, che presuntuoso confessa sentirsi d'ingegno inferiore, e chiede che tu lo chiarisca; se non che la moltitudine delle parole gl'introna lo intelletto peggio, che i tamburi gli orecchi; le immagini lo abbarbagliano, lo sgomentano i tropi; teme i farabulloni lo scarrucolino, i parabolani lo abbindolino, ed ha ragione; chiede definizioni esatte, argomenti precisi; insomma con la sua gamba tu regola il tuo passo; e se lo fai ti si professa grato: il concetto compreso egli si mura dentro il cervello col gesso da presa: forse fie l'ultimo a cessare fede nel governo monarchico, ma cessata ch'ei l'abbia non valgono ganci a ripescarla. Alle amicizie nè facile, nè subito; non ti trabocca giù il suo liquore cordiale da empirtene il bicchiere, e allagarne la mensa, ma se te ne versa mezzo, e' lo fa per dartene il rimanente un'altra volta: forse, almeno io provai così, con veruno uomo al mondo possiamo durare tanti anni amici come co' Piemontesi, e senza, che una nebbia sola venga ad offuscare la lunga amicizia: liberali del proprio non mi parvero troppo, ma nè anco costumano pigolarti attorno per avere del tuo; ossequiosi per abito, non per viltà; tenaci dell'oggi, previdenti del domani, e perchè in un concetto solo io stringa quello, che potrei forse stemperare in molto, i Piemontesi possiedono a capello le qualità capaci a guarire noi dai vizi del rilassamento, della incostanza dei propositi, della fatuità delle affezioni, dell'abbiosciatezza in ogni ufficio onde si compone il vivere civile.


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Lo assedio di Roma
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Zecchini Livorno
1864 pagine 838

   





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