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      Questo nel volume terzo delle sue Memorie; nè meno arguto nei Ricordi di Santa Elena: "Se la Italia cessasse con Parma, Piacenza, e Guastalla, o vogliamo dire, ch'ella circoscritta dentro la valle del Po non possedesse penisole, allora Milano sarebbe la sua capitale necessaria, comecchè i periti reputino supremo difetto per lei che il Po non la difenda dalle ingiurie tedesche: ma dove gl'Italiani si componessero in un popolo solo allora Milano non potrebbe pretendere a diventare capitale, imperciocchè troppo prossima alle invasioni terrestri si troverebbe troppo lontana dalle spiaggie per provvedere alle marittime."
      E quì nota lettore, che quando il sempre mai funesto ministro d'Italia Cammillo di Cavour non che non vietasse, consegnava le Alpi alla Francia avvertendo io, che dove questo accadesse bisognava pensare a trasferire altrove la capitale, molto più che smantellata la cittadella, Torino, e il Parlamento correvano pericolo di assaggiare le prime bombe francesi, ciò fu argomento di dileggio pel gregge servile: ora se Napoleone, il quale se ne intendeva, non consentiva a Milano di essere capitale d'Italia, pensa tu se lo avrebbe conceduto a Torino nella condizione miserabile in che l'hanno posta il savio Conte, e il suo più savio armento, che i ministri successivi si sono vie vie consegnato come le stime vive di un podere sfruttato, e tuttavia dura salvo dalla epizotia.
      Napoleone continuando a ragionare intorno alle diverse possibili capitali d'Italia arroge: -
      Bologna, unita in un solo corpo la Italia, sarebbe da preferirsi a Milano, dacchè ov'ella in caso d'invasione terrestre vedesse superate le frontiere montane, avrebbe sempre la difesa del Po, e pel suo sito, per le strade, e pei canali agevolmente, e presto comunica col Po, Livorno, Civitavecchia, i porti di Romagna, Ancona, e Venezia; come pure assai più di Milano si avvicina a Napoli.


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Lo assedio di Roma
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Zecchini Livorno
1864 pagine 838

   





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