Pagina (172/838)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Rotta, che sia una volta la legge sottentra la violenza, per la quale cosa non si conosce con che diritto si presuma che altri ti faccia la guerra a modo tuo, e non in quello, che altri giudica per ottenere su di te vittoria facile e intera. Strana cosa! Un dì altari inalzaronsi ai trucidatori dei tiranni, e si ebbero il pregio di eroi, e di semidei; andarono lungamente celebrati nei peana argivi Pelopida, Timoleone, Trasibulo, Armodio e Aristogitone e simili: oggi, se antichi riverisconsi, e nelle scuole rammentatisi modello alle giovani menti, se moderni si dannano agli Dei infernali. Che gl'imperatori moltiplichino affannosi i delitti di lesa maestà, e affermino capitale delitto il negato saluto alla propria immagine provandolo poi a suono di scure, bene sta; e' sì arrabattano a fare il loro mestiere, ed anco s'intende che per paura rabbiosi, o per cupidità convulsi lo vadano ripetendo i satelliti che tengono dintorno, e da loro ricavano infamia, pane, e ardire; ma che altresì lo bandiscano uomini che presumono avere a cuore la Libertà non s'intende, molto più che così non la intendeva nè anco Marco Aurelio imperatore, il quale consegnando la spada emblema della sua carica al Prefetto del palazzo gli diceva: "piglia questa e se impero retto difendimi, se iniquo uccidimi."
      Roma con le sue rovine ti ammaestra che pari fato attende quel popolo il quale recandosi a tedio il lavoro stende le mani alla elemosina dei cittadini, e più funesto assai ai doni dei re. La dovizia lasciata dal re Attalo al popolo romano fu proprio la camicia di Nesso, ond'ei rimase incenerito.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Lo assedio di Roma
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Zecchini Livorno
1864 pagine 838

   





Pelopida Timoleone Trasibulo Armodio Aristogitone Libertà Marco Aurelio Prefetto Attalo Nesso