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      La corruzione, e l'astio d'accordo col tradimento minarono il dominio langobardo. Desiderio preso a Pavia mandasi prigione al monastero delle Corbie in Francia; Adelchi scampato alle armi franche, ed alle insidie più mortali dei suoi ripara in Costantinopoli; cascano in mano di Carlo la cognata, e i nipoti; nè altro fu udito di loro; agli storici tutti cotesto silenzio sa di sangue; solo al Manzoni tenerissimo di Carlo perchè pupillo del Papato piace diversamente; mostrando ignorare ch'è grande l'ombra del trono per coprire delitti; e il tremore tace, mentre la piaggeria per poco che ne abbia argomento india i potenti anco scellerati. Carlo richiesto di confermare la donazione di Quierey lo fece riservandosi l'alta sovranità sopra le terre donate alla Chiesa; non che il diritto di confermare la elezione del Papa(115). Gli storici chiesastici sostengono questa seconda donazione più ampia della prima, e non pare, almeno a giudicarne dalle lettere di Adriano a Carlo nelle quali muove perpetua querimonia ora di città non consegnate, ed ora di signoria angusta, e contesa.
      Il Papa, non più era Adriano, bensì Leone, ma non fa caso; mutansi Papi come cavalli di posta, il carro prosegue il suo viaggio. Contro lui si levano i nipoti di Adriano chiamandolo a morte; per ventura, malconcio e rotto della persona, ripara nel convento di santo Erasmo; quinci cauto si parte, e va in Germania i suoi devoti artatamente spargono il grido che privo dai nemici di occhi e di lingua per divina intercessione gli aveva ricuperati.


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Lo assedio di Roma
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Zecchini Livorno
1864 pagine 838

   





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