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      Venuta la notte, e quando il sonno tiene legata la gente, il Legato chiamato a sè l'Acuto gli disse (io vo' narrarlo con la Cronaca sanese di Neri di Donato) "messere Jovani.... io ti comando che tu et tua gente scenda nella terra et facciate justitia" - Messere Joanni disse: "Messere anderò, e farò sì con tutti li terrieri, che lasseranno le armi et si renderanno a voi in colpa. - No, disse il Cardinale, sangue, sangue e justitia." - Disse messere Joanni: "pensate al fine." Disse il Cardinale:"io vi comando così." E mentre si mena va la strage il Cardinale correva intorno gridando: "affatto! affatto!" Cotesta fu immanissima strage; non si racconta l'uguale di Attila e di Tamerlano; oltre i consueti orrori furonci bambini inchiodati nelle porte delle case, e a tanti ruppero il cranio su le pareti, che la terra biancheggiava di cervella dintorno; non mancò nè anco chi sventrata la madre nelle viscere di lei troncò una non bene compiuta vita. Un padre dalle mura cala corde nel fosso, e ci si affida per accertare lo scampo alla moglie, ed ai figliuoli suoi; tentato il terreno si arrampica sull'argine: quivi il nemico ferro lo coglie, e l'uccide. La donna, aspettato indarno il marito, per cotesto aere cieco col bambinello al collo si commette alle funi; scese incolume, ma impigliatasi poi nella melma del fosso casca, e il figliuolo le si sommerge nell'acquitrino; lo cerca un pezzo brancolando, e dopo ora non breve lo ritrova; con esso in braccio traboccando ogni tratto, e nella fitta ad ogni passo affondando arriva a proda; quivi le occorre spento il marito, e si accorge tenere al seno pure esanime il figlio: allora dispettando la vita getta via il pargolo e corre a farsi ammazzare dai nemici.


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Lo assedio di Roma
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Zecchini Livorno
1864 pagine 838

   





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