Pagina (418/838)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Giuochi, canti, e femmine leggiadre; il Papa caritava anch'egli, e bene; giocava alla disperata, vincesse o perdesse le monete di oro buttava via: pareva larghezza e non era, bensì voglia o bisogno di vedersi attorno faccie contente che lo rallegrassero; di vero, passato quel momento, si mostrava piuttosto scarso, che no; e qualche volta anco avaro. I suoi sollazzi crudeli, e rammentiamoci, che il Petrarca, il quale più volte volle divinare amore, ci scappa fuori con questi versi:
     
      Ei nacque di ozio, e di lascivia umana,
      Nudrito di pensier dolci e soavi,
      Fatto Signore e Dio da gente vana.
     
      E quel Platone filosofo solenne, donde venne l'amore platonico, spasimò di amore per Archeanassa di già attempata dicendole con galanteria da disgradarne un Parigino, che nelle rughe del suo volto scorgeva il nido degli amorini; e quello ch'è peggio ebbe in delizia Astero venustissimo per cui compose bellissimi versi, che pure ci sono avanzati. Accoglieva parasiti a patto mangiassero corvi, scimmie, ed altre simili ree vivande; se squisite le avevano a scontare con mille strazi, e spesso con percosse da spezzare loro le braccia, e le costole; non mancarono nè anco le ferite con le quali rimase deturpato il Querno: uomini per vecchiezza venerabili uccellava così, che ne diventarono matti; dopo averli ridotti a questo miserrimo stato li cacciava su la pubblica via. L'inglese Roscoe panegirista di Lione narra del trionfo del Barballo, povero uomo che pativa dello scemo, infatuato della poesia così da reputarsi maestro non che ad altri all'Alighieri e dei velluti verdi e dei rasi cremesini, dei ricchi e belli vestimenti, dei preziosi ermellini, e di ogni altro apparecchio per la sua incoronazione in Campidoglio; ce lo mostra assettato sopra le groppe dell'Elefante che il re di Portogallo donava a Papa Lione procedere glorioso, poi tremare a verga però che il Liofante, atterrito dal rombazzo di urli, di nacchere, di trombe, e di tamburi, giunto al ponte Santo Angiolo non volle più ire innanzi, sicchè fu ventura al tapino scendere salvo da cotesta altezza, e tra i fischi, e le sassate della bordaglia ridursi al suo povero tetto.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Lo assedio di Roma
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Zecchini Livorno
1864 pagine 838

   





Papa Petrarca Dio Platone Archeanassa Parigino Astero Querno Roscoe Lione Barballo Alighieri Campidoglio Elefante Portogallo Papa Lione Liofante Santo Angiolo