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      Paolo bandiva Cardinale Alfonso figlio del Conte di Montebello garzone di solo diciasette anni.
      La storia ricorda avere questo vecchio concepito profondissimo odio contro gli Spagnuoli, il quale era come ereditario nella famiglia di lui, che nei ricordi del regno di Napoli vediamo sempre disposta a seguire le parti di Francia, e a pigliare le armi contro gli Spagnuoli; essendo egli cardinale consigliò Paolo III a impadronirsi di Napoli: non rifiniva mai di levare a cielo la Italia, quando principi nati o naturati in lei la governavano, paragonandola ad una cetra di quattro corde mirabilmente armoniate fra loro Napoli, Milano, Venezia e Chiesa; nè di maledire le perdute anime di Alfonso di Arragona, e di Ludovico il Moro, che ci avevano chiamato gli stranieri per sostenere le scambievoli querele. Seduto a mensa quando gli lavorava dentro il vino mangiaguerra buttava fuoco e fiamme vituperando gli Spagnuoli di dannati, razza di mori e di giudei, feccia del mondo; e via di seguito; sè millantava destinato a sbrattare la Italia da cotesta pestifera genia.
      Cause all'odio suo molte; talune private, ma potentissime tutte; private erano, averlo lo Imperatore escluso dal consiglio di amministrazione del regno di Napoli, molestarlo nel possesso dei suoi benefici, vituperarlo con parole, scapestrate in tutti, ma nello Imperatore indegnissime cause pubbliche, la persuasione che Carlo talora avesse favorito la causa degli eretici, e i tentativi di lui per farsi dichiarare da Paolo III suo successore nel papato; i quali intenti comecchè paiano adesso strani non furono nuovi, chè anco Massimiliano suo avo ci si provò, e quando Carlo li ripropose non se li vide mica scartare come enormità, leggendosi nei dispacci del Mendoza come essendosi aperto in proposito col Cardinale Gambara, questi lo accettò averne scritto al Papa, che rispondendo disse non trovarci niente di male; e senz altro lo uccellò: per ultimo, la conoscenza forse, che Paolo ebbe come Carlo non riuscendo nello intento di farsi eleggere Papa disegnava torgli il potere temporale, e di ciò porge testimonianza il suo testamento pubblicato in Ispagna ai giorni nostri dove occorrono questi notabili precetti al suo figliuolo Filippo.


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Lo assedio di Roma
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Zecchini Livorno
1864 pagine 838

   





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