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      Paolo IV ebbe a salutare Filippo amico, e figliuol prodigo, ma sottovoce mormorava: "amico sì, che mi tenne assediato, e cercò l'anima mia" al vescovo di Angulemme confidava sommesso: "il vostro re non degenere dai suoi pii predecessori sarebbe campione vero della Chiesa, e se potesse farsi eleggere imperatore, beati noi! La razza austriaca fu nemica sempre del Papato e di Roma." Tuttavia egli poteva mordere non rompere il freno; allora lo impeto disordinato di lui si avventò come fiamma ad altri obietti; già vedemmo, com'egli avversasse fieramente da cardinale ogni maniera di nepotismo e come creato Papa vi si lasciasse ire peggio di ogni altro che le storie ricordino; rapite le castella ai Colonna, Palliano concesse in feudo a Giovanni Caraffa, Montebello, che fu dei conti Guidi, all'altro nipote Antonio; Alfonso figliuolo di questo promosse diciannovenne al cardinalato, ed ebbe nome di cardinale di Napoli; non ci fu grazia, o favore, che sopra questi nipoti non profondesse; tuttavia mirabile, e pure vero a dirsi quello, che in altrui opera amore, in questo Papa fece l'odio; cessato simile vincolo i nipoti gli vennero in uggia, poi detestò; ed essi cui pareva piccolo parentado per loro quello del duca di Ferrara, e povero acquisto lo stato di Siena: essi di cui le donne ormai non contente di berrette gemmate dicevano di ora in poi ai loro figli far di mestieri corone di un tratto furono rovesciati nella polvere: vizi possedevano in copia (nè lo ignorava il Papa) i quali però non misero ostacolo all'avanzamento loro; solo si ricordò della costoro malvagità quando non li potè più adoperare strumenti d'ira contro gli Spagnuoli: e siccome nello ardore di promovere gl'interessi spirituali della Chiesa, non potendo più i temporali, li reputò ostacolo prese a perseguitarli eccessivo ed iracondo poco meno, che gli Spagnuoli.


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Lo assedio di Roma
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Zecchini Livorno
1864 pagine 838

   





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